“Le persone nascondono le loro debolezze. Queste debolezze derivano da esperienze di vita. Sono ferite dell’anima che si curano, ma che lasciano cicatrici. Pochi hanno il coraggio di mostrare al mondo queste cicatrici perché raccontano sbagli, amori perduti, sofferenze. I tatuaggi possono aiutare queste persone a mostrare chi sono davvero.”
Se Michele Licometti avesse saputo del pensiero del suo amico Mauro, non avrebbe forse aspettato tanto a fare il coming out della sua condizione umana: il mondo sappia che lui è davvero il “mutante” sulla cui pelle appare un tatuaggio alla fine di ogni relazione. Liberatosi del segreto che lo aveva ingabbiato negli anni raccontati ne “L’uomo Tatuato”, Michele può dedicarsi alla ricerca della sua felicità. Se si ha tradito così a lungo se stessi, però, diventa difficile non tradire gli altri, specie se la posta in gioco è proprio la felicità, ossia ritrovare Roan, l’antico amore fuggito lontato e mai riapparso. 
A distanza di alcuni anni, Marco Lugli torna a raccontare la vita di Michele Licometti riprendendo da dove il lettore de L'Uomo Tatuato l'aveva lasciata. Guidato dalle sue genetiche incongruenze, questo antieroe cerca ancora di incastrare nella sua vita elementi inconciliabili: il suo egoismo e il suo voler essere migliore, la sua curiosità sessuale e pulsioni alla paternità, il desiderio di vendetta nei confronti di chi lo ha rifiutato e un disperato bisogno d’amore. Ad accompagnarlo nel suo cammino incerto verso un possibile “ultimo tatuaggio”, è ancora una volta il suo suo amico Mauro, lo stralunato tatuatore cui Michele riconosce una psichedelica saggezza.
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